Ipocondria, Patofobia e Dismorfofobia

ansia, paura, panico, fobia

IPOCONDRIA

Si esplica nella certezza di avere una malattia per risolvere la quale, secondo un’ottica strategica, vengono messe usualmente in atto le seguenti principali tentate soluzioni:

  • continuo ascolto dei segnali del proprio corpo invariabilmente interpretati come indizio di malattia –chi cerca trova-;
  • consultazione di specialisti/internet con conseguenti periodici ceck-up delle proprie funzioni organiche. Il referto negativo o la rassicurazione del medico, se hanno valore, questo si esaurisce nell’arco di breve tempo, ovvero fino all’individuazione di un nuovo segnale;
  • socializzazione a familiari o amici che nel tentativo do rassicurare fanno sentire non compresa la persona che si arrocca sempre di più sulla propria credenza disfunzionale.

 

PATOFOBIA

Come indica il nome la patofobia rientra nell’area dei disturbi fobici. Il patofobico ha paura di avere o poter contrarre una malattia. Qualsiasi segnale inusuale proveniente dal corpo lo spaventa in modo esagerato perchè potrebbe essere un sintomo preoccupante. Quindi cerca di scacciare questo pensiero che però più viene scacciato più diviene presente e assillante. La paura derivante dalla lettura errata delle sensazioni emergenti può crescere al punto di sfociare nel panico.

Le tentate soluzioni che di solito vengono adottate ma peggiorano e mantengono il problema sono:

  • Cercare di scacciare il pensiero: quando un pensiero spaventoso si ripropone in modo incontrollato, una delle tentate soluzioni disfunzionali più comunemente messe in pratica è cercare di non pensarci. Il pensiero inopportuno, proprio per la sua natura ossessiva cercherà invece di riproporsi sempre più. Più cerco di scacciarlo più finirò per evocarlo e alimentarlo. Per scacciare le proprie paure sarà invece necessario apprendere ad affrontarle.
  • Tendere a non fare accertamenti medici: i patofobici, diversamente dagli ipocondriaci,  preferiscono solitamente rimanere nel dubbio sulla possibilità o meno di avere una malattia. Dato che hanno paura di avere una malattia, preferiscono non sottoporsi a controlli medici perchè potrebbero concretizzare i propri timori.
  • Parlarne con chiunque come per chiedere aiuto: il patofobico come l’ipocondriaco, parla molto volentieri e spesso con gli altri dei propri disagi fisici. Più che per scaricarsi dall’ansia però, ne parla per chiedere aiuto. Anche in questo caso però parlarne non fa altro che alimentare e rendere sempre più presente e concreto il problema.

 

DISMORFOFOBIA

Si esplica nella certezza di avere un difetto fisico prevalentemente riferito al volto (naso troppo grosso o aquilino, mento sporgente, occhi cadenti, labbra troppo sottili o troppo grandi) ma che può coinvolgere anche altre parti del corpo come il seno o i genitali maschili o femminili. Talvolta, sulla base di un reale difetto o alterazione della propria immagine corporea dovuta per esempio alla presenza di una cicatrice di evidenza non consistente, si struttura una vera e propria fissazione rispetto a quella parte vissuta come deturpante dalla persona.

Non si include in questa categoria il dimorfismo che si realizza nelle persone affette da disturbo alimentare.

Le usuali tentate soluzioni adottate dalla persona sono raggruppabili nelle seguenti:

  • evitamento delle situazioni espositive nella convinzione che il difetto verrebbe comunque notato ed evidenziato da tutti, che va a confermare la certezza da avere un difetto;
  • tentativo di mascherare il difetto in vario modo (trucco, occhiali, taglio di capelli studiato ad hoc per il volto, bande elastiche o abbigliamento extralarge per il corpo…) che rende ancora più evidente agli altri l’esistenza di un presunto difetto;
  • socializzazione continua del proprio problema che crea negli altri in genere tentativi di rassicurazione rispetto all’inesistenza del difetto che non rassicurano, radicando ancora di più nella persona la convinzione della sua presenza;
  • correttivi chirurgici a cui in genere segue l’individuazione di altri difetti da correggere.
Obiettivo della terapia strategica è quello di interrompere il circolo vizioso citato di tentate soluzioni, attraverso specifici stratagemmi che portano la persona a superare completamente e definitivamente dal problema e, successivamente, ad acquisire piena consapevolezza di come lo stesso funzionava e di come sia stato possibile affrontarlo e vincerlo grazie ad un’attivazione guidata delle sue risorse personali.

 

Per saperne di più:
Nardone G., 1993
Paura, Panico, Fobie – Ponte alle Grazie, Firenze
Nardone G.
, 2000 Oltre i limiti della paura – Rizzoli, Milano
Nardone G.,
2003 Non c’è notte che non veda il giorno – Ponte alle Grazie, Milano
Nardone G., 2007
Solcare il mare all’insaputa del cielo – Ponte alle Grazie, Milano
Nardone G., 2016 La terapia degli attacchi di panico – Ponte alle Grazie, Milano